Articolo di Carlo Vulpio sul Corriere della Sera 28 novembre 2010

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Re: Articolo di Carlo Vulpio sul Corriere della Sera 28 novembre 2010

Messaggio  tenius il Lun 29 Nov 2010, 23:39

Corriere della Sera

I luoghi - Marche
A Fermignano la stazione chiusa viene festeggiata ogni anno Ora l' associazione di cittadini che si prende cura delle linee può finalmente sperare

Tra i «giardinieri» dei binari che salvano la Fano-Urbino

I «trenoscettici» hanno cambiato parere, e chi l' ha sostenuta non è più un «fissato» Le volte che un treno arriva alla stazione, ho il senso che si sia aperta la strada sotto il fuoco di innumerevoli batterie, e che l' uomo abbia vinto il caos (G. K. Chesterton) L' ingegnere Passiva era la tariffa, non la linea. In una valutazione macroeconomica conviene, perché toglie traffico dalla strada e diminuiscono incidenti e inquinamento Gli abitanti Un accordo Stato-Regione l' ha inserita tra le strutture prioritarie. Ma i cittadini non si fidano, intendono vigilare, perché il governo metta davvero mano al portafogli

Il palazzotto della stazione, in piazzale Papa Giovanni XXIII, è diventato un condominio: al piano terra, l' edicola, un bar tabacchi, un negozio di giocattoli, uno di casalinghi e articoli da regalo, e anche «Antonella» l' estetista; al primo piano, lo studio di un commercialista, le sedi di un sindacato e di una società di consulenza aziendale, appartamenti. Il risultato visivo di questo cambio di destinazione d' uso è banale e anche un po' triste. Ma è così dal 1987, quando la linea Fano-Urbino venne «sospesa» e la stazione di Fermignano, 8.500 abitanti, dovette chiudere. Da allora, morti i binari, si sono spente anche le altre forme di vita che li animavano, a cominciare dalle migliaia di studenti e pendolari che da quei binari traevano non solo utilità, ma anche energia, fiducia, orgoglio. Quarantasette chilometri di strada ferrata, non a scartamento ridotto, ma a scartamento normale (1.435 millimetri di distanza tra una rotaia e l' altra), che si innestano «naturalmente» nella rete nazionale e collegano la costa adriatica all' entroterra e alla città di Urbino, sede universitaria da cinquecento anni e centro storico inserito dall' Unesco nel patrimonio mondiale dell' umanità nel 1998. La linea Fano-Urbino fu tra quelle che vennero sbrigativamente annoverate tra i «rami secchi» da tagliare, «voci di bilancio passive» da sanare. A decretare il taglio, Claudio Signorile, il quale, ironia della sorte, era il ministro dei Trasporti, ma era anche individuato, nel suo partito (Psi) e non solo, come il capocorrente della cosiddetta «sinistra ferroviaria». In quegli anni, Signorile venne anche esplicitamente accusato da chi ne contestava le scelte - come l' associazione Ferrovie Val Metauro, che da dieci anni si batte per fare riaprire la linea - di aver tagliato quel «ramo secco» anche perché nelle Marche operavano le Autolinee Bucci, famiglia vicina al leader democristiano Arnaldo Forlani. Altra epoca, altre storie. Resta il fatto che, da allora, il monopolio del trasporto su gomma si è affermato su tutta l' area, compresa la linea «passiva» Fano-Urbino, che anche oggi è la più trafficata. Il servizio, manco a dirlo, costa la bellezza di 93 milioni di euro per sei anni. Come stabilito dal bando di gara europeo vinto nel 2007 dall' unico partecipante alla gara, il consorzio Adriabus, in cui sono presenti, oltre ai comuni di Urbino, Pesaro e Fano, altre 14 municipalità minori e, soprattutto, soggetti privati, tra i quali i solidi, e soliti, Bucci. Sono queste cifre, e le altre che vedremo più avanti, oltre all' amore autentico per il bellissimo paesaggio attraversato dalla ferrovia «sospesa» che corre lungo il fiume Metauro e la via Flaminia, ad aver creato nei componenti dell' associazione Ferrovie Val Metauro la determinazione giusta per far tornare vivi i binari morti. Non soltanto con le parole e le riunioni, ma anche con il lavoro volontario dei soci, che nel tempo libero, armati di forbici e decespugliatori, continuano a mantenere pulito il tragitto, un chilometro alla volta, da rovi, erbacce, sterpi. «La nostra non è un' operazione nostalgia - dicono i soci di Fvm -, ma un intervento strategico. Eh, sì. Perché a ogni linea dismessa corrisponde un degrado delle aree. Sempre. E una volta che l' area è degradata, addio riattivazione della linea». Centotrenta soci, l' associazione è guidata da un «direttorio» agguerrito e documentatissimo: Carlo Bellagamba, farmacista, Giovanni Carboni, studente di ingegneria, Michele Mazza, tecnico delle ferrovie, Giancarlo D' Anna, accompagnatore turistico, Giovanni Baldelli, elettricista, Giacomo Palma, architetto. Appoggiati senza riserve dal sindaco di Fermignano, Giorgio Cancellieri, medico e leghista, che tutti gli anni - quando in paese si celebra la Festa della stazione, con la Protezione civile, il Genio ferrovieri dell' Esercito, il Club alpino italiano e la Croce rossa - si mette sull' attenti davanti al Tricolore, «perché - dice Cancellieri - le ferrovie tengono unita l' Italia». Fino a due anni fa, grazie anche al parere contrario al ripristino della linea, commissionato dalla Regione Marche a una società privata, queste persone erano considerate fuori tempo e fuori moda. Mentre veniva liquidata come una «fissazione» la loro idea di riattivare la linea Fano-Urbino e di valorizzare i suoi percorsi enogastronomico, religioso, naturalistico (basterebbe il meraviglioso spettacolo delle gole del passo del Furlo), archeologico e studentesco (l' università di Urbino ha dodicimila studenti). Poi, quando è stato stipulato l' accordo Stato-Regione sulle infrastrutture prioritarie e tra queste è stata inserita proprio la linea disabilitata ventitré anni fa, ecco le giravolte, i capitomboli, le retromarce di tutti i «trenoscettici», politici in primis, che ora invece si dicono pronti ad appoggiare un' altra «idea impossibile», la riattivazione della linea Rimini-San Marino. Anch' essa soppressa senza un vero perché, questa linea potrebbe accompagnare i turisti stranieri, specialmente quelli in vacanza sulla costa, letteralmente fin «dentro» la Rocca del Titano, poiché il treno si infilerebbe in un ingresso sotterraneo, come prevede un progetto delle Fs che poi è stato abbandonato. Sempre per la stessa ragione. I costi. Che ormai sono un motivo poco convincente. «Le linee che non hanno traffico di transito, ma solo traffico locale, sono per forza "passive" - dice Piero Muscolino, decano degli ingegneri ferroviari italiani ed ex membro della Commissione per lo studio delle linee a scarso traffico delle Ferrovie dello Stato -. Ma è "passiva" la tariffa, non la linea. La tariffa si mantiene bassa per ragioni sociali. Questo però, in una valutazione macroeconomica, conviene, perché si toglie traffico dalla strada e diminuiscono incidenti e inquinamento. Che il bilancio del servizio in sé e per sé sia passivo, non vuol dire. Anche l' istruzione, come servizio pubblico, è "passiva". E allora, che facciamo? La aboliamo?». Muscolino dice che la decisione di chiudere venne presa non in base al traffico, ma per ragioni politiche: «In diversi casi si trattò persino di decisioni dell' ultimo momento. Lo dimostra il fatto che la Fano-Urbino, per esempio, non venne chiusa, ma "sospesa", e che altre linee sono state riattivate in questi anni. La Fano-Urbino inoltre passa proprio per i centri abitati, e questa è una fortuna, poiché è una vera e propria metropolitana di superficie». Non solo. È anche un pezzo della famigerata linea Fano-Grosseto che, in un' Italia in cui muoversi per linee orizzontali sembra un miracolo, dovrebbe finalmente collegare Adriatico e Tirreno, e che invece sembra essersi smarrita tra le scartoffie poiché, ancora una volta, si vuol privilegiare la strada d' asfalto alla strada ferrata. Magari com' è stato fatto per la «bretella» di Urbino, proprio accanto alla ferrovia dismessa: tre chilometri di strada, quindici anni di lavori, 76 milioni di euro. Nemmeno sulla Salerno-Reggio Calabria son riusciti a fare peggio. Con una cifra simile si potrebbe rifare la ferrovia, dicono quelli di Fvm, che tirano fuori tre progetti ufficiali, uno da 110 milioni di euro, uno da 80 e uno, del Genio ferrovieri, addirittura da 40 milioni. In ogni caso, una soluzione ben più conveniente dei 93 milioni per sei anni incassati dagli autobus di Adriabus. Adesso si tratta solo di concretizzare. Ma davvero si muoveranno i nostri eroi, di governo e di opposizione, per trovare subito i soldi per la Fano-Urbino, che ha un bacino di 120 mila abitanti e può emulare il successo dei sei milioni di passeggeri (con un bacino di 35 mila abitanti) della Merano-Malles, in Val Venosta)? «Speriamo. Ma stiamo in guardia - dicono i soci di Fvm -. Perché l' Italia è agli ultimi posti in Europa in materia di ferrovie e, soprattutto, non ha una vera cultura del treno, come la Germania, l' Inghilterra, la Francia. Il treno, in Italia, è visto solo come mezzo di ripiego».
E Paolo Volponi restò inascoltato Lo scrittore Lo scrittore urbinate Paolo Volponi (1924-1994) è stato tra i primi e più convinti avversari della chiusura della linea Fano-Urbino. Da consigliere comunale della sua città e da senatore della Repubblica, Volponi presentò anche ordini del giorno e interrogazioni parlamentari per la riapertura della linea ferroviaria. Secondo l' autore de Le mosche del capitale, bisognava fare «due cose per riaprire la città e la sua terra a una cultura nuova»: istituire una facoltà di Agraria all' università e ripristinare la ferrovia soppressa, che anzi doveva proseguire verso Rimini per valorizzare l' intera area. Si riparte Contrordine, si riparte. Dopo le chiusure, le sospensioni e le dismissioni a catena durante il trentennio 1960-1990, per le ferrovie, in Italia, sembra essere arrivato il momento della riscossa. La nuova parola d' ordine, da qualche anno, è «riapertura». Le ultime linee «rinate» sono la Bologna-Vignola (24 km) e la Foggia-Lucera (20 km), entrambe chiuse nel 1967 e riavviate nel 2009. Prima, c' erano stati i 10 km della Torino-Ceres, chiusi nel 1993 e riaperti nel 2008, i 61 km della Treviso-Portogruaro (1981-2000), i 45 km della linea Collesalvetti (' 92-' 04) che aggira il nodo di Livorno e tocca diverse località dell' entroterra toscano, i 18 km della Salerno-Mercato San Severino (' 67-' 90), i 30 km della Firenze-San Piero a Sieve (' 57-' 03) e, infine, i 60 km della Merano-Malles (' 90-' 05) che in cinque anni ha fatto registrare un traffico di ben 6 milioni di passeggeri in un bacino di 35 mila abitanti.

Vulpio Carlo

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Re: Articolo di Carlo Vulpio sul Corriere della Sera 28 novembre 2010

Messaggio  Giovanni Carboni il Lun 29 Nov 2010, 20:00

Vorrei proporre a londei di tagliare direttamente tutto il servizio e traslocare in qualche altro posto dove gli danno più soldi se non gli bastano.
Cosa vuole, che taglino al trasporto su ferro invece che al suo? Vole ancora soldi? sempre a pensare ai soldi stanno. Pensassero a fare trasporto pubblico. E pensassero a prendersi la linea invece di questo dogmatico utilizzo di soli autobus.
A proposito...la Fano Urbino era in perdita...è stata chiusa.
Con lo stesso sistema Adriabus che fine dovrebbe fare?
Basta basta, mi sto incazzando troppo...
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Giovanni Carboni

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Re: Articolo di Carlo Vulpio sul Corriere della Sera 28 novembre 2010

Messaggio  mimaz il Dom 28 Nov 2010, 18:46

Cosa ne pensa l' ITALIA DEI VALORI della ferrovia Fano Urbino?? In particolare il Vice presidente della Provincia di Pesaro DAVIDE ROSSI, suo esponente, che posizione prende??? E' allineato con il presidente Ricci o ha altre idee??
Ricordo che Carlo Vulpio , giornalista d’inchiesta del Corriere della Sera è stato candidato come indipendente dell'IDV alle europee del 6 e 7 giugno u.s.

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sorpresa su il restodelcarlino

Messaggio  giovanni baldelli il Dom 28 Nov 2010, 18:37

in concomitanza con l'uscita del magnifico articolo di CARLO VULPIO su il CORRIERE DELLA SERA
sul quotidiano alla sezione locale de il RESTO DEL CARLINO c'era un articolo del presidente di ADRIABUS
Giorgio Londei dal titolo abbastanza ricattatorio
LONDEI AVVERTE : " TAGLIO LE CORSE "
LA REGIONE SI APPRESTA A RIDURRE DI 30 MILIONI DI EURO I FONDI PER IL TRASPORTO PUBBLICO
E LONDEI SOTTO FORMA DI RICATTO DICE
non possiamo chiudere in deficit per garantire lo stesso servizio
e all'interno dell'articolo dice che i fondi saranno tagliati solo al trasporto su gomma e non a
quello ferroviario
E ORA CHE ADRIABUS SI SVEGLI NEL VERO SENSO DELLA PAROLA E INIZI A PENSARE
ALLA RIATTIVAZIONE DELLA TRATTA FERROVIARIA FANO URBINO
ED ALLA SUA GESTIONE ?

giovanni baldelli

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Articolo di Carlo Vulpio sul Corriere della Sera 28 novembre 2010

Messaggio  mimaz il Dom 28 Nov 2010, 18:06

Apro questo nuovo forum per i commenti dell'articolo sul Corriere della Sera di Carlo Vulpio.
Presto sul sito FVM inseriremo una galleria fotografica della visita del giornalista a Fermignano e inseriremo anche il suo articolo.
A voi i commenti!!!!

mimaz

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